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Agro, maxi truffa Ipervigile: arresti e sequestri per 12 milioni

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Category: Agro Nocerino Sarnese
Nocera Inferiore. Importante operazione da parte del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno. Nel corso di un blitz eseguito sin dalle prime luci dell'alba, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, i militari hanno dato esecuzione all'ordinanza di applicazione delle misure cautelari degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale nocerino nei confronti di De Santis Fernando, Paolino Filomena, Vicidomini Filomena, Scarpati Maria Assunta e Gallitelli Pierdonato, al sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di valori, beni mobili ed immobili per oltre 12 milioni di euro ed al sequestro di quote azionarie e di partecipazione di ben 21 società sull'intero territorio nazionale. Le attività di indagine sono state avviate dalla segnalazione, effettuata dalla Banca d'Italia, nell'ottobre 2013, per l'ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società Ipervigile. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore sono state affidate al Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, che ha svolto un minuzioso lavoro di ricostruzione delle vicende di oltre 20 società, tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia De Santis di Nocera Inferiore, operante da decenni nel settore della vigilanza privata, al fine di accertare eventuali ipotesi di reato poste in essere dagli amministratori e/o da altri soggetti nella gestione dell'impresa in questione. All'esito delle investigazioni è stata ricostruita in dettaglio l'esistenza di una organizzazione, facente capo ai componenti della famiglia De Santis di Nocera Inferiore, attivi fin dagli anni '80 nel settore della vigilanza privata, i quali, con la fattiva collaborazione della Scarpati e di Gallitelli, per mezzo di un sistema di soggetti-schermo, si sono resi autori della creazione di una "galassia societaria" strutturata come una holding di tipo personale - costituita da numerose imprese di cui avevano direttamente o indirettamente (tramite soggetti prestanome, per lo più ex dipendenti) la gestione - attraverso la quale hanno posto in essere una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti riconducibili a bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9,8 milioni di euro, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, omesso versamento all'Inps di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata. E' stato accertato come il meccanismo delittuoso perpetrato consistesse dapprima nello "spogliare" alcune di tali società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e/o farle cessare, gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione, divenivano inesigibili, con grave danno per l'Erario. Per quanto riguarda i "lavoratori", la strategia era quella di non versare alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale e di far fallire le società. Anche il mancato versamento di "tributi" delle società costituiva un vera e propria costante, un vero e proprio metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis. Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l'Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali - teste di legno - non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrate. Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis infatti licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un'altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. Sono stati accertati anche episodi in cui nel caveau della società Ipervigile venivano sostituite banconote genuine con altre false, su ordine di De Santis e con la collaborazione dei suoi familiari e dei dipendenti capi-conta. Per le banconote false veniva quindi chiesto il rimborso alla Banca d'Italia, mentre quelle genuine venivano sottratte. In sintesi, tutte le società facenti parte del Gruppo De Santis sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un'impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia stessa e, primo tra essi, da Fernando De Santis.
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