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L'Appello: "Capriglia, risorgi ai fasti di un tempo"

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Category: Valle dell'Irno
Pellezzano. Prima di iniziare questo articolo abbiamo avuto momenti di riflessione, di preoccupazioni sul futuro di Capriglia, frazione del Comune di Pellezzano, eravamo incerti se pubblicarlo o meno per non essere fraintesi o tacciati di futile campanilismo per quanto andremo a scrivere. Però l'amore per questo lembo di terra che ha dato i natali ad uomini illustri ci ha spinto a tale testimonianza, che vuole fotografare con piena obiettività una realtà sociale che quasi non si ritrova più nei valori storici, civili e religiosi che hanno segnato negli anni un lungo e florido percorso di splendore, di tradizioni che forse oggi si sono affievoliti. "Imputata Capriglia alzatevi" già sosteneva il caro amico, prematuramente scomparso, l'avv. Giuseppe Sarrubbo, allorquando sulle colonne de "Il Trappeto" ( giornale caprigliese di un gruppo studentesco e operaio degli anni '60 diretto dal sottoscritto), invitava questa frazione a rinnovarsi, a risorgere da un torpore inspiegabile per porsi su un piano più elevato e confacente al suo ruolo nel Comune e nella Provincia. Allora il caro Peppino scriveva: "Capriglia con le sue forze giovani e vecchie, con gli operai e gli studenti, con la partecipazione attiva e costruttiva di tutti potrà dare il suo contributo di idee e di azioni al mondo moderno in continuo sviluppo ed evoluzione...".

Non a caso lo abbiamo citato perché riscontriamo che quanto asserito all'epoca trova ancora oggi riscontro nella realtà sociale di questa frazione che non decolla per imporre un suo autonomo ruolo. Ciò è da attribuirsi forse ad una mentalità chiusa, restia a iniziative in tutti i settori della vita civile, sportiva ed economica. Notiamo una decadenza, una apatia, forse un timore di critica o di confronto con chi impone la propria immagine, monopolizzando tutti e tutto. Nonostante assistiamo ad uno sviluppo urbanistico che contribuisce all'aumento demografico, tuttavia notiamo che si va incontro solo a dormitori e null'altro, senza impulso per la vita giovanile; stesso fenomeno che ha investito le altre frazioni, specialmente quelle vicino a Salerno. I motivi, secondo noi, sono da ritrovare nella carenza di strutture, di iniziative sociali, di stato di abbandono di impianti anche sportivi, quali il campo di bocce, mai inaugurato e attivato, sito nell'area a verde "Mons. Migliaccio", o il saltuario utilizzo della palestra polivalente, la concessione di area pubblica e chiosco a privati, inattivo, unitamente ad un bar finalmente decente aperto e poi chiuso, ne attendiamo la riapertura. Eppure abbiamo una gioventù che potrebbe essere impegnata bene, ma i giovani scappano, trovano nelle altre frazioni viciniori momenti di svago e di distrazioni che Capriglia non offre. L'unica eccezione è data da una associazione culturale che con sacrifici funziona ancora per volontà di quei pochi volenterosi giovani che, sorretti da altrettanto meno giovani, portano avanti periodicamente un discorso culturale, iniziative atte a risvegliare le coscienze di altri, affondando le radici in quel passato glorioso che Capriglia offrì un tempo. Ma è poca cosa, perché esiste una mentalità che stenta a uscire dal proprio guscio , perché non si intraprendono iniziative per lo stesso bene comune della collettività.

Noi ci auguriamo che questa frazione, un tempo la più nobile del Comune per famiglie note, per eroi immolatisi per la Patria (Medaglia d'oro cap. Vincenzo Pastore, medaglia d'argento Ten. Francesco Amato Santamaria) per cultura musicale (Maestro Mattia Forte), per incremento commerciale (attività laniera) e per una florida economia contadina, risorga dal suo letargo, perchè le forze giovani esistono e non devono demordere e nascondersi dietro all'apatia e al disinteresse per la terra in cui vivono. Purtroppo dobbiamo registrare assenteismo anche per altre opere artistiche esistenti in Capriglia, quali il nostro bellissimo campanile alto 47 metri che si sviluppa su cinque piani, opera vanvitelliana del 1700. Elegante e raffinato con un cupolone rivestito di maioliche vietresi, contiene 8 campane che in un concerto di melodie inebriano di suoni diversi la nostra valle dell'Irno. Ebbene tale opera rischia il degrado assoluto, essendo diventata fatiscente, nido di volativi vari, con piastrelle che periodicamente cadono sulla sottostante strada pubblica, o tetto della Chiesa o terrazzi di abitazioni limitrofe, costituenti pericolo pubblico. Diversi progetti sono stati presentati e si dice che l'ultimo sia stato approvato dalla Regione, ma che non ci sono i fondi. Da qui il nostro invito a chi ci rappresenta, affinché si sblocchi e si acceleri ogni procedura per finanziare un'opera storica e di valore artistico . Se ci sono stati i finanziamenti europei per risistemare il complesso dello Spirito Santo, già a suo tempo ristrutturato, si possono trovare anche fondi FERS per il nostro campanile.

Ancora non possiamo non far rilevare un'altra realtà che incide moltissimo sul tessuto sociale: l'Ufficio Postale di Capriglia. Esso, a giorni, chiuderà, dopo secoli di esistenza e alta funzionalità. Si dice che in seguito alla privatizzazione non è più possibile intervenire politicamente. Sinceramente non lo crediamo, perché sino a prova contraria trattasi di un servizio pubblico, che come tale rientra, comunque,nel controllo della funzione pubblica facente capo al Ministero competente. Per anni si è cercato di evitare tale chiusura, ora siamo al capolinea, eppure l'ufficio era uno dei più attivi della zona, assurto addirittura a tre unità, perché assorbiva anche l'utenza della vicina frazione Caposaragnano di Baronissi. Ora si pensi al disagio per le persone anziane, costrette ad attivarsi per andare a Pellezzano in un angusto ufficio di circa 2 metri quadrati per affollarlo unitamente alla utenza locale e attendere fuori sulla strada in fila per poi entrare, appena possibile. Questa è la civiltà di oggi, questa è l'Italia dove chi paga le tasse è servito male, mentre le poltrone... Ci scusi il lettore ma si non poteva non rappresentare un quadro che oggi nel ventunesimo secolo ancora si osserva in un lembo di terra di questa bella plaga che è la nostra Capriglia, cui possiamo imputare solo la dolcezza del suo clima, il verde delle sue colline, la memoria dei suoi valori nel grigiore di un'epoca critica, dove ogni sforzo e buona vcolontà sarà utile per ritornare ai fasti di un tempo .
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